Da sempre, Dio è stato visto soprattutto in relazione con il mondo e, in modo particolare, con l’uomo, fatto a sua immagine e somiglianza. Secondo Ireneo, l’“immagine” è il dono gratuito di Dio e la “somiglianza” è la risposta libera dell’uomo. Nella Sacra Scrittura, Dio chiama l’uomo ad essere costruttore con Lui della storia (cf. Gn 1, 20-2, 4a) e per questo lo crea a sua “immagine e somiglianza”. Questa immagine viene offuscata nel vecchio Adamo che perde il dominio del creato, chiuso nella propria disobbedienza. Facendo un commento al libro della Genesi, la storia dell’uomo viene descritta come una storia su Dio e sugli uomini; la storia di un castigo e nello stesso tempo di un Amore misericordioso; la storia di un cammino segnato da continui interventi di Dio, una storia che senza Dio gli uomini non avrebbero potuto vivere. Gesù Cristo, il nuovo Adamo, ripropone l’immagine perfetta di Dio annullando l’egoismo, l’ipocrisia e la superficialità e ricordandoci che amare l’uomo significa amare Dio, uccidere l’uomo significa disprezzare Dio (1Gv 3, 11-15).
L’uomo è incline al male ed è immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. San Paolo dice: “…infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (cf. Rm 7, 18-19). È vero: la natura dell’uomo fu creata in origine senza colpa e senza nessun vizio; ma la natura attuale dell’uomo, per la quale ciascuno nasce dal primo Adamo, ha ormai bisogno del Medico, perché non è sana. È proprio questo uomo peccatore, sul quale la Sacra Scrittura non si fa illusioni, ad essere chiamato a diventare partner di Dio e a vivere in pienezza la dignità della immagine, in Gesù Cristo.
In vista del compimento del primo ciclo di teologia, la scelta del tema dell’immagine e somiglianza di Dio nasce soprattutto da un grande bisogno di rispetto verso la dignità umana, vedendo le ingiustizie di ogni tipo che esistono nel mondo di oggi, per esempio, in Africa. Il motivo viene anche da un mio particolare interesse per l’Antropologia e l’Etica che ho coltivato durante le mie fasi formative nella Congregazione Salesiana, nello studio della filosofia in Tanzania ed in questi anni di studi teologici a Roma. L’esperienza cristiana maturata finora e la pratica olistica e educativa Salesiana mi hanno fatto capire che la teologia antropologica e la morale si possono ritenere il campo di prova della penetrazione del messaggio cristiano di Gesù Cristo nella vita quotidiana, come la via giusta per dare speranza all’umanità. “Il cristianesimo, nel suo impegno per la liberazione integrale dell’uomo, ricorda la sua primaria missione di predicare il Vangelo, che gli è imposta dalla sua fedeltà a Cristo e all’umanità, perché l’uomo d’oggi, nonostante sia preso dal turbinio delle preoccupazioni e delle distrazioni del momento, porta nel più profondo di se stesso la domanda insopprimibile sul significato ultimo della sua esistenza”.
Tutta la Sacra Scrittura presenta il messaggio di salvezza che nasce dalla Trinità e trabocca nel nostro mondo. La tradizione della Chiesa testimonia visibilmente il permanente tentativo di offrire al mondo l’immagine, i diritti dell’uomo e la dignità perfetta ottenute in Gesù Cristo, ossia la vera salvezza da Lui inaugurata e in cammino verso pienezza. In questo lavoro cercherò di riflettere sul tema: La Pienezza dell’immagine e somiglianza di Dio nell’uomo e la sua vera dignità in Cristo, appoggiandomi sul testo biblico: Dio disse, “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra” (Gn 1, 26).
La Sacra scrittura ci ricorda che con la sua creazione, l’uomo viveva nello stato originario. Riflettendo, si nota che anche dopo la sua caduta, l’uomo continuò ad avere in sè l’immagine di Dio che ricevette con la creazione. Ma a livello del suo comportamento, e dei suoi atteggiamenti verso il suo Dio, egli liberamente sceglie di allontanarsi dall’amicizia e dalla grazia che Dio ha voluto condividere con lui. La buona notizia è il fatto che l’uomo caduto, può essere elevato pienamente di nuovo e, può riparare l’amicizia vera verso il suo Dio, se collabora responsabilmente con lo Spirito di Gesù che abita nel suo cuore. “È noto che voi siete una lettera di Cristo (...) scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori” (2Cor 3, 3). Con Gesù, l’uomo riacquista lo stato di grazia originale, perché Gesù è l’Immagine perfetta di Dio Padre. Come scrive il Concilio Vaticano II, Cristo “con tutta la Sua presenza e con la manifestazione di sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la Sua morte e la gloriosa risurrezione, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna” (EV 29).
Cercherò di mettere in evidenza il fatto che per il messaggio cristiano, l’immagine e la somiglianza di Dio nell’uomo vengono realizzata pienamente in Cristo, suo Salvatore; sono volute dal Padre; promesse nello Spirito, manifestate, celebrate e vissute nella Chiesa per nutrire e dare speranza alla vita nuova dell’uomo di oggi in Cristo. Nelle testimonianze di Gesù si sottolinea il fatto di “Gesù e la storia”. La congiunzione ‘e’ vuol mettere in relazione Gesù di Nazaret, non solo quella del suo ambiente nativo, della correnti con cui entrò in più stretto contatto o delle comunità apostoliche che hanno trasmesso la sua testimonianza, neppure quella degli individui e dei gruppi che hanno parlato, scritto e vissuto di Lui fino a ieri, integrando d’altronde in tutte queste ‘storie’, innanzitutto la nostra, quella d’oggi, vissuto nella prospettiva dell’evento pasquale. Si ricorda che “la vita cristiana è vita secondo lo Spirito (Rm 8, 14), conformità a Cristo (Gal 2, 20), partecipazione all’esperienza filiale del Figlio nella relazione al Padre (cf. Gal 4, 6): il cristiano vive della Trinità!”.
L’insegnamento sull’immagine di Dio è la risposta della fede cristiana agli interrogativi che gli uomini di tutti i tempi si sono posti: Chi siamo noi? Qual è la nostra origine e il nostro fine? Da dove viene e dove va tutto quello che esiste?. Queste domande stimolano a riflettere di più sull’immagine e sull’esistenza dell’uomo e la sua identità nella ricerca del senso della vita. Conoscere se stesso significa esaminare tutti gli aspetti della propria vita, ma in particolare mettere in rapporto la natura umana con il Creatore attraverso l’Immagine di Suo Figlio. Stabilendo tale rapporto, l’uomo scopre che fra tutte le creature, è l’unico ad essere creato ad immagine e somiglianza di Dio. Mediante lo Spirito Santo, Dio si relaziona con la persona non come fosse un oggetto, ma dimorando in lei come soggetto. Qui l’agire di Dio costituisce il nucleo della consistenza umana: lasciato a se stesso l’uomo si sperimenta come negato, come fallito e perduto, mentre nel Dio di Gesù Cristo si ritrova come salvato.
L’uomo è una creatura con grande dignità. La dignità della persona è la base di tutti i diritti umani. La Chiesa ricorda pertanto la società il dovere di riconoscere e di celebrare l’immagine divina nell’uomo: “occorre che sia reso accessibile all’uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestitio, l’abitazione, il diritto a scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto all’educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso” (GS 26).
Purtroppo, l’uomo di oggi, sotto il pretesto del sapere tutto e nell’uso disordinato della razionalità scientifica, in un modo o nell’altro abusa dell’immagine di Dio e cade in atteggiamenti di indifferenza verso Dio e di irresponsabilità, particolarmente nell’ampio campo della bio-etica. Ma si giustifica una concezione pessimista della realtà? L’uomo potrebbe rimanere soddisfatto di così poco? Potrebbe l’uomo spezzare la sua chiusura e condividere la speranza donata da Gesù, l’Immagine perfetta? Come Simone Pietro rispose alla domanda che Gesù poneva ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”, l’uomo d’oggi è chiamato a rispondere, insieme con Pietro, con convinzione: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna …” (Gv 6, 68-69). Il cristiano, avvinto dall’amore di Cristo, rinuncia ad ogni cosa, per seguirLo, sapendo di trovare in Lui “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Una volta liberato dalle false prospettive generate da un uso disordinato della scienza, della politica, dell’economia, della vita sociale, del senso sacro, ecc., l’uomo è in grado di farsi un’idea più precisa della vera dignità e del senso della sua vita e così essere più disponibile ad accogliere la pienezza dell’immagine e somiglianza di Dio in Gesù Cristo.
Ogni essere umano è un pellegrino. È chiamato a rispondere all’esperienza del già e non ancora in Cristo in cui troviamo la somiglianza perfetta con Dio e la vera dignità dell’uomo. “L’escatologia si offre come la trascendenza del presente nel futuro che viene, garantito dalla storia di rivelazione come il futuro del Dio trinitario con gli uomini”. Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato allo sviluppo in Cristo perché ogni vita è vocazione e Gesù ci assicura che “è venuto perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). Il messaggio di Gesù sul regno di Dio esige la rottura radicale con l’eone presente, il che implica l’accettazione obbediente della morte. Grazie a “questa morte di Gesù” abbiamo la speranza e il contenuto della confessione di fede nella risurrezione di Gesù. La risurrezione di Gesù ci conferma la sua esaltazione e l’atto salvifico della potenza di Dio. Fin dalla nascita, con la grazia, è dato a tutti, in germe, un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare per il proprio pieno sviluppo, affidandosi e radicandosi sempre a Dio.
Nonostante tutte le tendenze disordinate e profane dell’uomo, la Parola di Dio ci manifesta l’Amore di Dio che era già presente all’inizio del mondo, che è entrato nella storia dell’uomo, si è messo a camminare accanto a lui, l’ha condotto ad un’amicizia sempre più intima con sé, l’ha liberato dalla schiavitù di se stesso e lo sta guidando nel suo pellegrinaggio terreste, attraverso lo Spirito di colui che è l’Immagine prediletta del Padre, Gesù Cristo, redentore di tutte le schiavitù del mondo. L’immagine di Dio è allora da pensare come una conversione, come un passaggio dal peccato alla salvezza, che esorta a ritornare a Dio, che come buon Pastore va in cerca delle pecore smarrite, che circonciderà il cuore del Suo popolo perché finalmente viva sempre nel Dio di Gesù Cristo, che è la fonte dell’immagine, l’autore e lo scopo di tutte le cose, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo (cf. Ap 1, 8.17).
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